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[Racconto] Strage degli innocenti

Un racconto breve scritto da Anthòs (http://petalidicarta.blogspot.com/)

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STRAGE DEGLI INNOCENTI

La primavera tardava ancora. Il sentiero di casa mia era già tinto di foglie gialle, di cui non avevo ricordo. Come non ricordavo ciò che la realtà mi nascondeva ostinatamente.

Accostai tremante la mano al cancello: la superficie fredda, nera. Le stesse emozioni che mi trasmetteva un tempo, forse, quando probabilmente ero una donna sposata con due meravigliosi bambini. Sapeva di casa, ma c’era qualcosa che la mia attenzione aveva ignorato…

Estrassi la chiave ceduta da una mia presunta zia dalla borsa, la avvicinai alla serratura e aprii lo scrigno della mia vita precedente.

“Signora Lucy?!” esclamò incredula una donna alle mie spalle, stupita per la mia presenza. Mi voltai perplessa e ascoltai quanto aveva da dirmi. “Sa, mi fa piacere rivederla viva…”

Allungai un ciglio e corrugai la fronte. “Ci conosciamo?” chiesi, perplessa più di prima.

“Allora è vero quanto dicono. Lei ha perso la memoria! Ma come? È così inverosimile… Sono Giuliette, la vicina di casa, davvero non ricorda?”

Beh, un’amnesia poteva capitare a tutti, e in quel momento sembrava la cosa più naturale del mondo. Domandai alla signora Giuliette se ricordasse qualcosa di quella villetta, di quel giardino. La invitai dentro, nella speranza di ricomporre il puzzle di una vita perduta.

La casa era molto accogliente: un ingresso comunicante con il salotto, e poco dopo la cucina, tappeti quasi ovunque. Eravamo in compagnia del buio, così mi accostai alla finestra più vicina. Aprii le tende e impugnai la serratura…

Altra strana sensazione, la stessa del cancello. Vidi una macchina sgommare e frenare d’impatto dinanzi casa; un volto irato, spietato, entrò nella mia abitazione, le chiavi in pugno.

Mi scossi, sbalordita, da quella visione del passato, e rivolsi lo sguardo a Giuliette.

“Gradisce un caffè? Per me è di vitale importanza, se non le dispiace…” invogliai la vicina di casa a fornirmi indizi. Presi ad andare in cucina, al che Giuliette mi congedò, accomodandosi sul divano: “Signora Lucy, non avrei mai pensato potesse succedere un disastro simile, sopratutto a una donna del suo calibro! Era vero, i vicini non si fidavano molto di quell’uomo. Aveva uno sguardo strano.”

“Di quale uomo parla?”

“Se lei ricordasse, era suo marito.”

“Cosa? Cosa ha fatto mio marito?” imprecai, scossa all’idea di avere un marito.

“Ehm… sì… Era una fredda giornata di gennaio, stavo lavando i piatti e di tanto in tanto sbirciavo sulla strada. Tutto a un tratto sentii una sgommata, suo marito infuriato. Avreste dovuto vederlo, sembrava un demonio. Ah… lei l’ha visto di persona, armato d’una mazza da baseball… La cosa sembrava normale, perché suo figlio, il primo, ci giocava. Pensavo fosse un regalo, ma il suo comportamento mi dava nell’occhio: non era necessario sgommare in una strada così stretta. Sentii solo urla, quelle dei bambini. Poi, nulla…” Giuliette bagnò il suo viso di lacrime. Questa volta mi guardò disperata. La esplorai negli occhi in cerca d’altro.

“Cosa è successo dopo?”

Non potevo ricordare… In quel momento, quel vuoto oscurò la mia coscienza, e mi sentii responsabile delle cose che avevo rimosso. Tirai un profondo respiro, mi rassegnai. Poi decisi che dovevo fare qualcosa, ricordare ciò che i miei occhi non volevano vedere, in cerca di foto, oggetti disseminati in tutta l’abitazione. Mi fermai d’impatto alla porta del primo piano. Un déjà-vu mi sfiorò il pensiero, non capii bene chi fossi, perché non ero più io a vivere, ma l’anima di un’estranea morta nel mio corpo tempo addietro. Se avessi aperto quella porta, avrei scoperto il turbamento dei miei sensi. Decisi di non esitare: l’avrei aperta con il poco coraggio di cui disponevo.

Un bagliore di luce, un istante di lacrime, emozioni, una finestra ancora aperta, i miei figli. Caddi, imprecando, senza voce per urlare, prendendomela col pavimento. Giuliette mi soccorse, assistendo incredula alla scena.

Tracce di sangue.

Bambini morti.

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Una risposta a [Racconto] Strage degli innocenti

  • Murasaki scrive:

    Commento di Daniela
    24 March 2011 at 10:33

    nel leggere questo racconto mi è venuta la pelle d’oca..
    quante volte sentiamo al telegiornale ultimamente di queste stragi? ma che succede la gente impazzisce?
    non si possono di certo chiamare disgrazie, quelle sono un’altra cosa.. proprio non riesco a capacitarmi e dare attenuanti..

    Risposta di Anthòs
    20 April 2011 at 13:55

    Grazie, Daniela.
    Mi fa piacere che il racconto ti sia gradito.
    è ispirato appunto a queste follie, inutili, ma che diventano vero e proprio horror (e non in senso letterario). Da come puoi vedere il motivo della strage non si può leggere. Si ha solo la visione della strage, come spesso succede (senza cause giustificabili).

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